Calcio Promozione B. Il bomber Gino Noli analizza la retrocessione dell’ Ovodda: “Il calcio è questo, si è chiuso un bel ciclo”

Dopo l’amara retrocessione in Prima Categoria al termine di  una sola stagione in Promozione, non è facile per nessuno analizzare il ritorno nella categoria inferiore della formazione nuorese. Cerchiamo di farlo con il cannoniere Gino Noli, uno degli uomini più rappresentativi della squadra, che accetta volentieri questa intervista.

Per una volta partiamo dall’inizio. Quando nasce il miracolo Ovodda? 
Il tempo passa veloce, sopratutto quando si attraversano momenti belli. Era l’agosto del 2015 quando si è deciso di intraprendere questo percorso. Il primo anno, tra mille difficoltà, abbiamo raggiunto un grande traguardo come il terzo posto, dopo un grande campionato, riportando soprattutto l’entusiasmo e la voglia di salire al campo e tifare Ovodda. L’anno scorso abbiamo raggiunto invece un altro grande traguardo: dopo 30 battaglie, 18 risultati utili tra cui 17 vittorie consecutive, al 94° minuto dell’ultima partita (14 maggio 2017, ricordatevi questa data perché è storia), in quel di Mogoro con circa 300 tifosi al seguito, riportavamo l’Ovodda in Promozione dopo la sua unica apparizione nel lontano 1991.

Come ricordi quei momenti? 
È stata una grande festa per tutti, impossibile dimenticare quei momenti.

E arriviamo a questa stagione, come siete partiti per la nuova avventura?  
Ci presentiamo alla partenza di un campionato difficile e impegnativo come quello di Promozione, come la cenerentola del girone, quelli spacciati, già retrocessi prima di iniziare (secondo qualcuno) e invece giochiamo e lottiamo a viso aperto con chiunque senza mollare mai.

Sembrava infatti un ottimo cammino per una matricola… 
Vinciamo partite importanti, facciamo punti pesanti in campi difficili e poi arriviamo purtroppo allo spareggio perso con il Posada, dove purtroppo non ho potuto dare il mio contributo…

Quali i fattori decisivi?
Con un po’ di esperienza e serietà in più durante tutta la stagione, forse, non saremmo arrivati a giocarci uno spareggio salvezza, però questo è il calcio, è la vita.

E adesso? 
Si è chiuso un ciclo ricco di soddisfazioni, ma non è successo nulla. Non dimentichiamoci che nonostante tutto e tutti, abbiamo toccato il punto più alto raggiunto dalla nostra squadra. Non dimentichiamoci che 20 giocatori su 26 sono locali, che Ovodda conta 1500 abitanti e non è semplice ottenere certi risultati. Non dimentichiamoci che fino a 4 anni fa si lottava per non retrocedere  in seconda. Però si dice che la memoria è corta. Forse un giorno ci daranno una pacca sulla spalla e diranno almeno grazie. L’anno scorso non eravamo fenomeni e quest’anno non siamo brocchi.

Avrai comunque tanti ringraziamenti da fare…
Si, grazie allo staff tecnico e grazie ai giocatori, al mister Paolo Onida, alla Polisportiva Ovodda, al presidente Giuseppe Sedda, a Pietro Soddu e a tutti i dirigenti, a tutte le persone che sono vicine alla squadra.

Il tuo grazie personalissimo a chi va? 
Un grazie infinito a Martina Moro che mi sopporta 10 mesi all’anno con questa storia del pallone. Grazie a tutti  per questi tre anni passati assieme. Sempre e comunque forza Ovodda.